Circolare interministeriale sulla dichiarazione nutrizionale del Reg. UE 1169/2011

E’ stata emanata in data 16 novembre 2016 una circolare interministeriale, a firma Minsalute e Mise, relativa alla esenzione dall’obbligo della dichiarazione nutrizionale prevista per gli alimenti indicati al punto 19 dell’allegato V del Reg. UE 1169/2011.

L’obbligo della dichiarazione nutrizionale come prevede l’art. 53 del Reg. UE 1169/2011 decorrerà a partire dal prossimo 13 Dicembre e riguarderà esclusivamente i prodotti preimballati, con esclusione di quelli elencati nell’allegato V sopra richiamato.

Per i prodotti non preimballati, ovvero secondo l’art. 2 del reg 1169/2011 quelli venduti senza un preimballaggio (c.d. sfusi) o imballati dietro richiesta del consumatore nel luogo di vendita (c.d. preincartati) o preimballati sul luogo di vendita per la vendita diretta , infatti, sia in base al reg. 1169/2011 che allo schema di decreto legislativo per l’adeguamento del D. Lgs. 109/92 al reg. 1169/2011, in via di approvazione, non vi sarà l’obbligo di riportare tale dichiarazione.

Il reg. 1169/2011 al punto 19 dell’all. V cita che l’esclusione è riservata agli “alimenti, anche confezionati in maniera artigianale, forniti direttamente dal fabbricante di piccole quantità di prodotti al consumatore finale o a strutture locali di vendita al dettaglio che forniscono direttamente al consumatore finale.”

La deroga pertanto è riservata a tutti gli alimenti preimballati, compresi quelli prodotti artigianalmente, piuttosto che “ confezionati” come recita la traduzione in italiano, dato che il termine inglese è handcrafted food che abbiano contemporaneamente tre specifici requisiti, ovvero:

  • Realizzati in piccole quantità
  • Forniti direttamente al consumatore o per il tramite di strutture di vendita o somministrazione.
  • Ceduti al consumatore presso strutture ubicate a livello locale

Questi requisiti sono desunti in via analogica dai Regg. UE 852/2004 e 853/2004 relativi rispettivamente all’igiene dei prodotti alimentari ed all’igiene dei prodotti di origine animale laddove viene prevista l’esclusione dall’applicazione delle norme suddette per una tipologia di prodotti dalle caratteristiche simili a quelle sopra descritte.

Nell’interpretazione di tali caratteristiche, contenuta nelle Linee guida di entrambi i regolamenti citati, il requisito di “piccole quantità” viene però definito o in valore assoluto o in corrispondenza alla cessione occasionale dietro richiesta del consumatore finale o della struttura di vendita al dettaglio a condizione che tale attività sia marginale rispetto a quella principale. Nel caso in questione invece viene effettuata una parificazione tra piccola quantità e quella che proviene dall’attività di una impresa classificata come micro impresa secondo la definizione data all’art. 2 della raccomandazione 2003/361 CE della Commissione.

Secondo questo provvedimento comunitario la micro impresa è quella che occupa meno di 10 persone con un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro; per rientrare in tale definizione entrambi i requisiti vanno posseduti.

Per il calcolo degli occupati e degli importi finanziari i dati fanno riferimento all’ultimo esercizio contabile chiuso e sono calcolati su base annua; il superamento su base annua di uno dei due requisiti alla data di chiusura dei conti fa perdere la qualifica di micro impresa solo se tale superamento avviene per due esercizi successivi.

Nel calcolo delle persone occupate bisogna tener conto delle unità di lavoro-anno (ULA) che hanno lavorato nell’anno in questione nell’impresa o per conto dell’impresa a tempo pieno; coloro che non hanno lavorato tutto l’anno o impiegati part time o come lavoratori stagionali vanno contabilizzati in frazioni di ULA.

Rientrano nella definizione di occupati i proprietari gestori, i soci che svolgono attività nell’impresa, i collaboratori familiari, i dipendenti e le altre figure che per la legislazione sono considerati altri dipendenti dell’impresa con l’eccezione degli apprendisti con regolare contratto di apprendistato e gli studenti con contratto di formazione lavoro.

Per quanto riguarda il requisito della “fornitura diretta “ si intende la cessione dei prodotto al consumatore finale o direttamente nei locali dell’impresa o attraverso le strutture di vendita al dettaglio, e quindi negozi, supermercati, chioschi di vendita su aree attrezzate pubbliche, mezzi di trasporto attrezzati per vendita ambulante, etc. In analogia sempre con le linee guida ai Regg sull’igiene citati sono parificate alle strutture di vendita al dettaglio quelle che vengono definite come collettività dal Reg. 1169/2011 all’art. 2 par. 2 lett. d) ovvero ristoranti, mense, scuole, ospedali e imprese di ristorazione in cui, nel quadro di un’attività imprenditoriale, gli alimenti vengono somministrati al consumatore finale. Sono da escludere dalla deroga invece i prodotti che sono ceduti a strutture di vendita all’ingrosso o che svolgono attività da intermediari nella commercializzazione quali ad esempio le centrali di acquisto della GDO.

In fine relativamente alla definizione del livello locale delle strutture di vendita al dettaglio o di somministrazione soccorre l’interpretazione data nel Reg. 853/2004 laddove lo stesso viene identificato quale ambito che consente un rapporto diretto tra produttore e consumatore, tale da escludere pertanto, date le lunghe distanze esistenti tra gli stessi, l’ambito nazionale che in precedenza invece identificava il livello locale in quanto era rapportato all’intero territorio della Unione europea.

Per cui il livello locale sarà rappresentato dal territorio della provincia in cui opera l’azienda produttrice e da quello delle provincie confinanti proprio per non consentire penalizzazioni alle aziende ubicate in prossimità del confine provinciale che magari commercializzano i propri prodotti nel territorio amministrativo oltre confine, anche se appartenente ad altra Regione.

Confartigianato ritiene, a questo punto, che valga la pena soffermarsi su alcuni aspetti evidenziati per compiere delle appropriate considerazioni. Fermo restando che come prima valutazione aver interpretato la deroga del punto 19 all. V del reg. UE 1169/2011 in modo alquanto ampio, anche se forse lontano dalla ratio che la sottintendeva, può aiutare anche quelle piccole realtà produttive che hanno come proprio riferimento di mercato quello prettamente domestico, si ritiene che, piuttosto che ragionare sull’obbligo e come evitarlo, convenga riflettere sulla opportunità che lo stesso può costituire per imprese che vogliono aprirsi a mercati più ampi.

Tra l’altro per poter utilizzare la deroga di cui in oggetto occorre dimostrate di rientrare nella fattispecie prevista di micro impresa e quindi esporre ad eventuali organi di controllo in fase ispettiva il Bilancio o il volume di affari e la documentazione attestante il numero degli occupati con il concreto rischio di ulteriori visite fiscali.

Il gruppo dirigente di Confartigianato Alimentazione, conscio proprio delle possibilità che potevano offrirsi alle imprese artigiane ed alle piccole imprese con l’introduzione della etichetta nutrizionale, ha cercato di trovare delle soluzioni che consentissero alle stesse in modo semplice e con costi ridotti di poter adempiere all’obbligo al fine di valorizzare i contenuti qualitativi dei propri prodotti. Di fatto l’idea era quella di realizzare una vera e propria carta d’identità che consentisse al consumatore di poter apprezzare i valori del prodotto artigiano in una competizione di mercato con il prodotto industriale seriale che da tempo già fornisce queste indicazioni nutrizionali.

Da tutto ciò è scaturito l’accordo con la Made in Italy slc che ha permesso la nascita del servizio Primo Label utilizzando il quale il nostro imprenditore con un costo annuale pari ad 80 euro più IVA sarà in grado di presentare sul mercato un prodotto che sul piano della comunicazione attraverso un’appropriata etichetta nutrizionale non temerà confronti con alcuno.