FEDERAZIONE LEGNO E ARREDO: PREOCCUPAZIONE PER L’AUMENTO DEL “LAVORO NERO”

Domenico GambacciIl lavoro nero sta distruggendo le imprese che rispettano le regole

“Quando le nostre imprese avranno chiuso i battenti, chi spremerà lo Stato per pagare i suoi debiti?”

La Federazione nazionale Legno Arredo di Confartigianato imprese esprime tutta la sua preoccupazione per le dimensioni esponenziali che stanno caratterizzando l’aumento del fenomeno del “lavoro nero”.

Aziende completamente sconosciute al fisco che operano in maniera illegale, danneggiando seriamente quegli imprenditori che invece rispettano le regole e che sono costretti ai tanti adempimenti burocratici e a subire una tassazione da capogiro – afferma il presidente nazionale della Federazione Legno Arredo, Domenico Gambacci a nome di tutto il direttivo – e questo è ciò che risulta dalla piccola inchiesta attivata dalla nostra Federazione, dove risulta che particolari tipi di lavoro cosiddetti “stagionali”, vedi la ripulitura di infissi, il montaggio di vetrocamera, il posizionamento di parquet, taglio della legna e piccoli lavori di tappezzeria non vengono più eseguiti da ditte in regola ma da chi opera nell’ombra”.

Anche i lavori di montaggio e smontaggio mobili (traslochi e piccoli lavori di falegnameria) vengono oramai eseguiti quasi totalmente da questi personaggi, che ovviamente possono permettersi tariffe più agevolate e tali da invogliare i clienti in tempi di crisi a rivolgersi a loro. “Raccontano alcuni nostri imprenditori – prosegue Gambacci – che le tariffe applicate da chi lavora in nero oscillano fra i 15 e i 20 euro l’ora; se pensiamo che quelle applicate da chi lavora regolarmente vanno dai 20 ai 30 euro l’ora (con il 60% del ricavato che finisce in tasse), si comprende benissimo che i cosiddetti “regolari” guadagnano molto meno degli irregolari, sobbarcandosi fra l’altro un rischio di impresa elevatissimo. Chiediamo allora con maggior forza – conclude il presidente Gambacci – l’effettuazione di maggiori controlli da parte di coloro che sono preposti a queste funzioni, perché se si continua con questo andazzo si portano alla morte migliaia di imprese. Troppo facile effettuare solo controlli sulle aziende regolari e magari emettere verbali per alcune sciocchezze; perché non si interviene sulle “aziende irregolari”, che a guardar bene non si nascondono nemmeno molto?”

E dopo si chiedono i dirigenti di Confartigianato: “Quando le nostre imprese avranno chiuso i battenti, chi spremerà lo Stato per pagare i suoi debiti?”. Il fenomeno non ha confini geografici: riguarda tanto il nord quanto il sud.