STUDI – Delocalizzazione: metà (47%) degli addetti delle multinazionali manifatturiere italiane all’estero in paesi dove il costo del lavoro è un quarto (27,1%) di quello di un dipendente in Italia

La globalizzazione ha intensificato  e intrecciato i processi di internazionalizzazione e di delocalizzazione del sistema delle imprese. Il settore manifatturiero rappresenta un perno dell’economia italiana. Con 389.317 imprese attive, con 3.619.207 addetti di cui 1.962.498, pari al 54,2% impiegati nelle piccole imprese il comparto è driver della ripresa: in quattro anni il valore aggiunto annualizzato – a prezzi costanti – del settore manifatturiero è salito del 5,6% a fronte del +3,9% dei Servizi e del -4,1% delle Costruzioni.

A fronte di questa rilevanza strategica della manifattura, la globalizzazione, la crescente internazionalizzazione delle imprese e l’allungamento delle filiere hanno intensificato la delocalizzazione dei processi produttivi. Sulla base degli ultimi dati disponibili all’anno 2015, nel Manifatturiero si rilevano 6.532 imprese a controllo nazionale localizzate all’estero che impiegano 846.665 addetti – la dimensione media è di 130 addetti – registrando un fatturato di 238.967 milioni di euro. Il grado di internazionalizzazione attiva – misurato dall’incidenza percentuale sugli addetti delle imprese residenti in Italia è del 23,4%: ogni quattro addetti in Italia ne contiamo uno in una controllata nazionale all’estero (era il 16,3% otto anni prima).

In otto anni (2007-2015) l’occupazione delle multinazionali a controllo nazionale è salita di 94 mila unità (+12,5%) mentre le imprese manifatturiere residenti in Italia hanno perso quasi un milione di posti di lavoro (-985 mila addetti, pari al 21,4% in meno).

Nei grandi gruppi manifatturieri italiani predomina il fatturato generato da filiali delocalizzate all’estero, come evidenziato dall’ultima edizione dell’analisi di Mediobanca sui dati cumulativi di 2060 società italiane: “si stima che i maggiori gruppi manifatturieri italiani con organizzazione multinazionale abbiano realizzato nel 2016 ricavi domestici pari all’11% del giro d’affari complessivo. La quota estera (89%) è derivata per il 25% da attività esportativa e per il 64% dalle vendite di insediamenti ubicati oltre frontiera (“estero su estero”); nell’ultimo anno il fenomeno è in calo (68% nel 2015), ma rimane più accentuato rispetto al 61% del 2011.

In relazione al paese di localizzazione nei primi quindici Paesi di addensano i tre quarti degli addetti delle multinazionali italiane all’estero e in particolare 398 mila addetti (pari al 47,0%) si riferiscono a 2.838 imprese che operano in dieci paesi a basso costo del lavoro, parametro mediamente pari 12.600 euro per addetto, pari a circa un quarto (27,1%) dei 46.600 euro di un dipendente di una media impresa residente in Italia. Il principale paese di localizzazione per occupati sono gli Stati Uniti con 139 mila addetti, seguiti da Cina con 89 mila, Romania con 82 mila, Brasile con 71 mila, Germania con 44 mila, Polonia con 41 mila e Francia con 40 mila.

Le controllate estere delle multinazionali manifatturiere italiane destinano l’11,3% del loro fatturato verso l’Italia e presentano quote elevate di fatturato esportato verso l’Italia nei settori tradizionali del Made in Italy: nel tessile e confezione di articoli di abbigliamento, articoli in pelle e pelliccia la quota è del 42,6%, nella Pelle è del 37,7%, nei Mobili e Altre industrie manifatturiere è del 28,7%. Nel complesso i settori di MPI – nove divisioni Ateco 2007in cui la percentuale di occupati in piccola imprese supera il 60% – registrano una quota di fatturato venduto in Italia del 18,1%, doppia rispetto al 9,7% dei restanti settori manifatturieri.

Come abbiamo evidenziato in una nostra analisi la regione a maggiore vocazione manifatturiera artigiana è quella delle Marche dove l’occupazione nelle imprese artigiane manifatturiere è il 12,2% degli occupati di tutte le imprese della regione, seguita dalla Toscana con il 9,3%, il Veneto con l’8,8%, l’Umbria con l’8,4% e l’Emilia-Romagna con il 7,0%. In 9 province l’artigianato manifatturiero pesa più del 10% dell’occupazione dell’intera economia del territorio: si tratta di Fermo con il 22,8%, Prato con il 19,8%, Macerata con il 14,5%, Arezzo con il 14,0%, Vicenza con il 12,1%, Pistoia con l’11,6%, Rovigo e Pesaro e Urbino con l’11,5% e Barletta-Andria-Trani con il 10,5%.

Costo del lavoro delle imprese manifatturiere a controllo nazionale residenti all’estero: primi 15 paesi

anno 2015; *paesi a basso costo lavoro: meno del 50% della media Italia – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat


 

Quota del fatturato esportato in Italia dalle imprese italiane all’estero: focus nei settori di MPI

Anno 2014-% sul totale fatturato – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat